lunedì 24 settembre 2012


(Ph. Carsten Witte)


 [Non le interessava essere compresa. Benché lo richiedesse continuamente. Ciò che realmente desiderava - ma che non avrebbe mai ammesso, sia chiaro - era essere sottomessa. Usata.
Una scossa elettrica per ogni centimetro del suo corpo. Quella bassa vibrazione che la pervadeva per poi sfociare in onde corte e pelle d'oca. Tutte le donne lo vogliono. Chissà perché, poi.
Quale legge non scritta faccia sì che nella ricerca di un partner occasionale, sfoggiando ben nutrita e ador
nata ipocrisia, ci sia nel concreto il bisogno primordiale e carnale della possessione. Della voluttà e della lascìvia opportunamente e volgarmente negate all' evidenza degli atti; per non parlare poi di quella dei fatti.
Milioni e miliardi di combinazioni possibili. Deliri di onnipotenti composizioni sessuali costrette ad una ruota della fortuna avvizzita e fallata. Nonché evidentemente compromessa da sé stessa.
Mi domandavo spesso cosa avesse portato a questa sadista omissione genitale. Quale corto circuito emotivo, dovuto a quale ghigliottina cerebrale, causasse questa infibulazione dello spirito.
Voleva solo essere scopata, in fondo.
Brutalmente. Incivilmente. Mestamente. Senza ritegno né tantomeno onore. Per non molti spiccioli. L'onere unico di possederla come lo si farebbe con una cagna fedele. Come una comune puttana francese di metà ottocento. Agghindata al sogno virtuale e romantico dell'amore, congedato poi con una manciata di franchi. E così di nuovo. Da capo. Perfetta nel trucco e usata nella sottana.
Ed ancor di più continuavo ossessivamente a domandarmi 'cosa?'. Cosa mi portasse a voler martirizzare ed accudire quell'andamento malsano e scomposto. Quell'atteggiamento così riprovevole e svilente. Quella compulsiva ed incontenibile brama di pochi minuti di bestiale violenza.
In fondo era esattamente ciò che voleva. In fondo.
Farsi fottere fino al cervello. Sentirsi usata intimamente. Senza promessa di fiducia alcuna. Solo spellarsi dal desiderio. Farsi a pezzi la carne. ]

2 commenti:

Anonimo ha detto...

allora, ci si potrebbe domandare perché si sente il bisogno di salire sule montagne russe. Forse, per morire un po' senza morire no?

John Andersson ha detto...

Non credo l'autore (quindi io) intendesse esattamente quello. Comunque non importa. :) In un certo senso sì, dai. In seconda battuta, una pétite morte.