Posto che non sono una persona estremamente loquace, checché se ne pensi, mi trovo a riflettere sul fatto che manco blogger mi vuole più sentire. Tanto che mi tiene costantemente sloggato, nonostante io provi ad accedere, impedendomi anche così (eccetto casi) di esprimermi con un commento nei pochi blog in cui mi soffermo a leggere. Così. Per dire.
Detto questo, mi veniva (incredibilmente) qualche considerazione in base a ciò che é la mia esperienza, mista a quella altrui. Anche in questo microcosmo digitale.
Una di queste é che la passione sia un'onda di vitalità, di felicità, di trasporto,di sudore, in un mondo invece infelice, fatto di routine, di matrimoni di circostanza, di infelicità personali a cui goffamente si tenta di porre rimedio (facendo ora l'amante, ora il compagno premuroso, ora l'eterno insoddisfacibile) , di un'insofferenza latente che é lo specchio della nostra società.
Nessun proposito. Che di per sé, non trovo necessariamente difettoso. Ma dove volesse significare "nessuna prospettiva","buio","mancanza di speranze e progetti", beh...mi fa riflettere. La passione come gabbia di libertà. In una prigione grande quanto un pianeta.
Costantemente mi trovo a notare come sia la solitudine che in realtà, la faccia da padrona. Di come ci si voglia distinguere dalla massa, sentirsi e credere di essere diversi, non riuscendo invece a realizzare che siamo l'esatto contrario. E cioé, "la totale mancanza di sorpresa di Jack". (Non ho saputo resistere a questa citazione, ci stava da dio.) Seppur diversi, uguali.
Intendevo dire, la totale mancanza di sorpresa, di novità, di originalità. Tutti in fondo uguali. Nelle miserie e nelle tragicomicità. Dei perfetti automi nelle mani di un copione non scritto sicuramente da noi. Come cavie. Semplicemente cavie. E non perché di base non ci siano potenziali espressivi anche altissimi volendo, anzi. Tutt'altro. Semplicemente recisi nei cliché sociali, credo si sia troppo presi a soddisfare maldestramente quei bisogni che ci portiamo dietro e dentro, il più delle volte senza rendercene minimamente conto, da tempi lontanissimi. Credo che se uno si fermasse a ragionare, sottolineo fermasse, capirebbe cosa intendo e a cosa mi riferisco.
E invece siamo spasmodici, frenetici, compulsivi, maniacali, schizofrenici, paranoici. Il trionfo della odierna psichiatria. Siamo briciole di un mondo settato su un sistema che gigantescamente ci divora e ci sputa dall'altra parte del pianeta, mentre il nostro cuore ancora prendeva le misure per mettere radici.
Una ricerca. Una costante ricerca di una sensazione di felicità che non riusciamo nemmeno a definire,come sia fatta. Tantomeno a realizzare poiché il mondo ideale é solo frutto della nostra invenzione.
E così si diventa l'alternativo, la stronza, il nerd, l'insensibile, l'heartbreaker, lo sciupafemmine, l'amante, il manager, la puttana, il barbone, l'artista, il fotografo, il creativo, la stilista, il puttaniere moralista, l'ultrà, la bimbaminchia, il musicista, il venditore, lo scrittore, il testimonial...e tutto ciò perché? Perché avere un ruolo, é necessario.
Inevitabilmente, il proprio mondo interiore può e potrà esprimersi solo attraverso un ruolo.
Costretti quindi a recitare quella parte, che in fondo in fondo, "non ci somiglia per niente." (Parafrasando Johnny.)
In sostanza, vivere con passionalità in questo mondo\sistema,mettendosi veramente in gioco può considerarsi quindi un Seppuku (volgarmente e più noto con il nome di Harakiri).
Non so cosa volessi dire, ma l'ho detto. Forse.
"Mi piace sempre (???) concludere il post con una domanda: Lei, cosa chiede a sé stesso? E cosa si risponde?"
....
Qual é il tuo, di ruolo?
4 commenti:
non posso che inchinarmi di fronte a quello che ho appena letto.
Che bella immagine.
non ho detto che mi metto a 90.
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