(Ph. Carsten Witte)
[Non le interessava essere compresa. Benché lo
richiedesse continuamente. Ciò che realmente desiderava - ma che non
avrebbe mai ammesso, sia chiaro - era essere sottomessa. Usata.
Una
scossa elettrica per ogni centimetro del suo corpo. Quella bassa
vibrazione che la pervadeva per poi sfociare in onde corte e pelle
d'oca. Tutte le donne lo vogliono. Chissà perché, poi.
Quale legge non scritta faccia sì che nella ricerca di un partner occasionale, sfoggiando ben nutrita e ador
nata
ipocrisia, ci sia nel concreto il bisogno primordiale e carnale della
possessione. Della voluttà e della lascìvia opportunamente e volgarmente
negate all' evidenza degli atti; per non parlare poi di quella dei
fatti.
Milioni e miliardi di combinazioni possibili. Deliri di
onnipotenti composizioni sessuali costrette ad una ruota della fortuna
avvizzita e fallata. Nonché evidentemente compromessa da sé stessa.
Mi domandavo spesso cosa avesse portato a questa sadista omissione
genitale. Quale corto circuito emotivo, dovuto a quale ghigliottina
cerebrale, causasse questa infibulazione dello spirito.
Voleva solo essere scopata, in fondo.
Brutalmente. Incivilmente. Mestamente. Senza ritegno né tantomeno
onore. Per non molti spiccioli. L'onere unico di possederla come lo si
farebbe con una cagna fedele. Come una comune puttana francese di metà
ottocento. Agghindata al sogno virtuale e romantico dell'amore,
congedato poi con una manciata di franchi. E così di nuovo. Da capo.
Perfetta nel trucco e usata nella sottana.
Ed ancor di più
continuavo ossessivamente a domandarmi 'cosa?'. Cosa mi portasse a voler
martirizzare ed accudire quell'andamento malsano e scomposto.
Quell'atteggiamento così riprovevole e svilente. Quella compulsiva ed
incontenibile brama di pochi minuti di bestiale violenza.
In fondo era esattamente ciò che voleva. In fondo.
Farsi fottere fino al cervello. Sentirsi usata intimamente. Senza
promessa di fiducia alcuna. Solo spellarsi dal desiderio. Farsi a pezzi
la carne. ]