mercoledì 27 febbraio 2013

Terza notte: la temperatura pare essersi alzata un minimo. O forse é solo una mia percezione. Non so. Ad ogni modo spero accada. Perché domani si torna al freddo e alla fine mi va bene così. Anche se ora, mentre scrivo, ho dato un occhio al meteo e mi sa che non ho detto proprio giusto. Le temperature relative alla notte in realtà nei prossimi giorni, e mi pare settimane, si aggireranno ancora attorno allo 0. Questa non é sicuramente una buona notizia. Devo sicuramente attrezzarmi a riguardo. E cercherò di farlo. Dato che alternative, al momento non ne ho. Vedremo che accadrà. Palloso resoconto della giornata. La scorsa notte, seppur al caldo, é stata breve. Troppo breve. E questa lo sarà ancora di più, dato che continuo a temporeggiare invece di spegnere tutto. Ma sta diventando un momento mio, di autoanalisi anche. E forse mi piace. Non ho mai tenuto un diario. Magari può portare qualcosa di buono. Chissà.
Sveglia presto quindi, tanti giri attraversando paesaggi innevati e soleggiati, "pubbliche relazioni" al fine di migliorare la mia condizione anche se non ho ottenuto che una stufa a kerosene, per il momento, di cui dovrei comprare una costosa ricarica e non so se mi va. Chiacchiere che hanno fruttato poco, dicevo, in termini pratici. Ma hanno fruttato quanto meno un pasto. Una pizza "sbagliata", che invece é risultata idonea per la mia ricarica di carboidrati, energie, umore. Inutile dire che la stanchezza si é poi fatta sentire nel giro del primo pomeriggio. Post-prandiale, quindi. Prelevata una prima somma in posta ,cosa che davvero non mi fa per niente piacere, e colto un'occasione per caso e per strada di fare due chiacchiere per una eventuale cessione di attività, mi accingo al consorzio artigiano dove mi attende una ragazza sui 36 con cui avevo appuntamento da settimane la cui simpatia e disponibilità sono pari a quelle di una suola di scarpa. Del tipo "Che cazzo ci sei venuto a fare qua. Le cose che ti dico devi già saperle, perché se le so io le devi sapere anche tu, perché il lavoro lo faccio esclusivamente per far passare al mio culone le ore su quella sedia davanti a quel pc. E non ho voglia di spiegare un cazzo a nessuno.", mi manda invece poi verso la persona che tratta l'aspetto finanziario della cosa. Il direttore. Che uno pensa "se quella é così, figuriamoci il direttore..". Tutto questo nel rincoglionimento post prandiale che citavo prima. E infatti... no. Tale direttore, uomo (e sottolineerei uomo) sulla cinquantina abbondante si rivela invece molto disponibile, il che lo confesso mi ha suscitato qualche dubbio personale, tuttavia non lesina di ascoltare la mia idea e di fornire consigli utili ed esperienza. Lo ringrazio, faccio tesoro e vado oltre. Bla bla bla.
Poi in centro. Dove i parcheggi vicini costano solamente 1 euro e 50, li mortacci loro. Così scelgo di parcheggiare più lontano alla modica cifra di 30 cent/ora. Mi sembra una sorta di nuova vita, per me che pure di nuovo non trovo più nulla. Nonostante la giornata ed il malessere mi guardo intorno, osservo molto la gente, quello che mi accade intorno. Mi sento come Thomas Andersson, il protagonista di Matrix, quando cammina tra la gente che sfila imperterrita, robotica, e tu cerchi semplicemente di capire il senso delle cose. Ruoli, atteggiamento, espressioni, occhi, bisogni, esigenze, gap generazionali. Il tutto sempre in continuo movimento. Perché il must, si sa, é "chi si ferma é perduto". E tutto questo, rinnovato, faticoso movimento, mi porta ad osservare le attività inerenti a quella in cui vorrei cimentarmi per esigenze a questo punto prettamente di sopravvivenza, e non solo: osservo negozi, prodotti, prezzi, afflussi. Un mondo che a nessuno farà stupore, mentre a me sì. Che della vita "normale" sono fuori e non me ne interesso neanche. E' come guardare le api lavorare e muoverti nello spazio attorno per comprenderne le dinamiche. Finisco neanche a dirlo in gelateria, a prendere una dose di zuccheri e latticini, poi in biblioteca, sperando di scroccare una connessione che invece non arriverà mai. Arrivo in pieno centro, all'informagiovani, ed il problema si ripropone. Occorre un tecnico informatico che al momento é assente. Tutte io le fortune. Sbircio tra gli annunci di stanze in affitto, prezzi improponibili per me, così come annunci di lavoro. Pochissimi e assolutamente fuori dalle mie possibilità. Ed é così che da un po', mentre cammino mi ronza l'idea di tornare in macchina, prendere la chitarra e mettermi a suonare per prendere qualche soldo. Certo, mi sento imbarazzato, ma con un po' di confidenza e la giornata giusta, forse, questa sarà una probabile via percorribile. In fondo girare il mondo suonando non mi dispiacerebbe. Forse meglio non cominciare dalla mia città, però. Città dal trend fighetto, puzza sotto al naso, provincialismo e falsa ideologia di sinistra. Il pensiero di farlo lì, mi umilierebbe probabilmente. Insomma. Rimando questa possibilità a data da desinarsi.
Faccio un giro completo e al ritorno alla macchina sono una merda. Ci vuole il fisico, ed io ho l'esatto contrario. Sono ancora lontano dagli 'anta e sono già a pezzi. Tutto ciò ovviamente si ripercuote sull'umore. Proseguo. Declino l'invito a cena della famiglia che anche stasera gentilmente mi ospita e cerco di rimettere tutti gli organi più o meno al posto loro. Tutti tranne quello dove si annida il pensiero fisso dalla mattina. Quello che fa più male e che inevitabilmente si fa forza sulla ormai spossata carcassa reduce da cotanta attività fisica. Per fortuna che non me ne sarebbe fregato un cazzo, no? Mah. Sii forte. Mi viene da dirmi ora che qualche ora é passata, ma le fitte al cuore sono sempre lì ed il pensiero non cessa dove l'anima é fragile e la certezza labile tanto quanto forte invece l'emozione. Devo convincermi che offesa significa offesa, altrimenti non ne uscirò mai. Sii egoista, mi dico. Forse dovrei tatuarmelo, ma non credo lo apprenderei lo stesso. Dovrei soprattutto congelare emozioni e ricordi, ma faccio acqua da tutte le parti. Ed oggi non é proprio un giorno dei migliori. Ed é lì, nel delirio di stanchezza che cago fuori le migliori cazzate trascendentali. Oserei dire messianiche. Come frasi del tipo "Tutto é svelato, per l'occhio che sa vedere." Che in realtà credo sia un concetto espresso già da altri prima di me. Va bene. Volevo provare a farmi un mezzo complimento, ok? Patetico, lo so.
Ad ogni modo. Con la morte nel cuore verso sera decido di chiudere in bellezza recandomi ad un centro di raccoglimento, mi pare di ricordare che si chiami così. In sostanza, un posto per chi non ha da dormire, da mangiare, eccetera. Per vedere se almeno lì, c'é un posto per me. Macché. 34 persone su 25 posti letto. L'ambiente é stracolmo. Mi viene gentilmente consigliato di provare in stazione dei treni, qualora ne avessi bisogno. Ma ad un certo orario chiudono e sfollano. Per cena mi pare di avere capito che sono una settantina. Il 90% di loro é nordafricano o slavo. Italiani molto pochi e malmessi. E in tutta franchezza, sarà l'umore a pezzi, sarà la gran voglia di piangere che oggi non mi vuole lasciare, sarà il clima, ma il migliore delle persone là dentro ha la faccia di un ergastolano. Quell'ambiente, ad impatto, mi intimorisce. Sembra il carcere. E si narra che in carcere non si stia proprio tranquilli.
Nonostante ciò, prendo informazioni utili, come la possibilità di fare una doccia o di usare il bagno. Che già può essermi utile. Il problema é che l'idea di trovarmi seminudo in mezzo a questa gente che si conosce bene e fa squadra,  proprio non mi mette allegria per un cazzo. Così penso ad eventuali armi da portare appresso a scopo difensivo, il ché decreterebbe una situazione ancora peggiore. Meglio non pensarci, ora. 2 e 40. Mi restano appena 4 ore per riposare un minimo ed un'altra lunga, lunghissima e fredda giornata in arrivo.
dio esiste. E ne ho le prove. Perché il bastardo mi lascia sempre qui, invece di porre fine ad un calvario lungo 30 anni. E' l'unico senso che ragionevolmente riesco a cogliere. Una merda di stillicidio. Basta. Non ci vedo più. Adieu.



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