lunedì 14 gennaio 2013

[E giù nell' imbuto dei silenzi.
Che sono anche i tuoi.
Ad attendermi lo spietato umore
di tutti i giorni fatti di niente.
Quelle infinite domande senza ritornello,
quegli imbarazzi di cui non mi sbarazzo mai.
Su quella vita fatta di storie accadute,
che nella mente tuonano come il mare.
Olio fluente e liscio tra gli ingranaggi della malattia,
pronto a ricoprirmi di scorie ancora.
Salvami qui, o lasciami sciogliere tra le foglie umide.
Arrogante e vincente. Come l'oceano sa essere.
Un orgasmo che fa piangere le dita.]


2 commenti:

Unknown ha detto...

"E' troppo tardi per sentirmi nuovo
Tardi per sperare
E' troppo tardi per cambiare ancora"
Mi spaccano il cuore.
Sempre.

John Andersson ha detto...

Vuol dire che ce l'hai ancora. Non é poco.